09.12.14 - La Repubblica ed. Palermo
La Caduta dei giganti, Catania cambia pelle

Questa è la città dei cambiamenti improvvisi.
Forse perché la storia, dall'eruzione dell'Etna al terremoto, l'ha costretta a ricostruzioni radicali. Ecco, io dico che stiamo vivendo qualcosa del genere, nel sistema politico-imprenditoriale di Catania». L'analisi di Enzo Bianco sembra avere i contorni netti che il sole dicembrino disegna su Palazzo degli Elefanti. Ha lo stesso tratto deciso di un caffè fatto servire nello studio che affaccia su piazza Duomo. Qui c'erano dapprima i Cavalieri del lavoro, fatti fuori dall'onda lunga di Tangentopoli. Sulla scena, nel decennio scorso, sono rimasti riveriti capitani d'impresa come Virlinzi e Ciancio. Le capitali del potere / Catania Dai politici agli imprenditori: addio ai vecchi equilibri Il sindaco Bianco scommette sull'area metropolitana per diventare punto di riferimento del ricco "Distretto del Sudest" 12 caduta dei giganti all'ombra dell'Etna dove il grande affare è l'aeroporto del futuro Virlinzi e Ciancio sono stati guardati con benevolenza dagli esponenti di centrodestra che si sono alternati al Comune, ma soprattutto da colui che per Bianco è stato «l'amministratore delegato, il Ceo se volete, della politica catanese»: Raffaele Lombardo.

I primi, ovvero gli imprenditori, per motivi anagrafici, per la crisi e per qualche ammaccatura giudiziaria (Ciancio è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa) oggi non vivono il momento più fulgido della loro influente carriera; il secondo, Lombardo, è praticamente scomparso dalla scena, si dice ritiratosi nelle sue campagne, di certo poco rappresentato dall'unico erede rimastogli, ovvero il figlio deputato Toti. «Sì, è un momento di svolta», può allora dire Bianco, brandendo un depliant che è anche misuratore dell'ambizione della città e, perché no, sua personale: è il "taccuino metropolitano" dell'Anci, che illustra fra l'altro la prospettiva che Catania si dà, quella di assorbire l'enorme hinterland (800 mila abitanti vivono nel circondario ), diventare appunto città metropolitana e attingere agli ingenti finanziamenti previsti per queste realtà amministrative. Ma non solo: Bianco si è messo in testa al movimento che lavora per il distretto del Sud est, con l'obiettivo di porsi in concorrenza con la Regione, anzi di bypassarla, nell'accesso ai fondi europei. E si è tolto lo sfizio di illustrare il progetto sia a Napolitano che a Renzi. Ce n'è abbastanza perché uno che di assetti di potere e di equilibri catanesi ne sa assai, l'ex vicepresidente della Regione Lino Leanza, possa concludere in modo didascalico: «Chi comanda oggi a Catania? Enzo. E gli altri sono molto distanti».

Ora, lo scenario è un tantino più complesso. E suscita anche mugugni, all'ombra del vulcano, la nuova Primavera di Bianco. L'Etna Valley non ha più i numeri di un tempo, l'Università di Pignataro non ha l'attivismo politico di quella che negli anni '90 vide rettore Enrico Rizzarelli, e qualcuno magari sorride davanti alla gerontocrazia degli enti voluta dall'ex ministro degli Interni: orgogliosi ottantenni quali Emilio Giardina, Nino Milazzo e Pasquale Pistorio hanno avuto l'incarico non secondario di gestire il servizio idrico, il Teatro stabile, l'agenzia per attrarre gli investimenti. Ma Bianco può permettersi di affrontare le critiche seduto sulla sua poltrona strategica, dalla quale sovrintende a questo momento di cambiamento della struttura politico-affaristica catanese che anche un avversario a sinistra come Claudio Fava definisce "storico".
Il ricambio? Piano, senza fretta. Ci sono nomi non nuovi ma di assoluta valenza nel panorama industriale. Come quello di Mimmo Costanzo, imprenditore nel settore delle costruzioni, che è riuscito ad aggiudicarsi lavori importanti come quelli sulla Salerno-Reggio Calabria e che a Catania sta realizzando un paio di lotti della metropolitana. Costanzo fu assessore di Enzo Bianco dal '93 al '95 ed è il cemento, prima di una microelettronica che non vive i fasti del passato, a garantire una linea di continuità all'ex Milano del Sud. Ma a spiegare con forza la sua capacità di fare lobby, anche all'ombra del Liotru, c'è Confindustria, per molti il vero potere forte della città.

A Catania il vicepresidente Ivan Lo Bello ha eletto una sorta di seconda residenza, qui ha vinto la battaglia della Camera di Commercio con il nemico di sempre, il presidente di Confcommercio Pietro Agen. In realtà, la partita sarebbe sul pareggio, o meglio sospesa, perché l'ente camerale è privo di un responsabile a pieno titolo da 29 mesi, dal 5 luglio 2012. Da allora non si fanno elezioni per i vertici ma da allora c'è un commissario nominato dal governo Crocetta, che esattamente ostile a Confindustria non è. In forza delle quote attribuite all'ente camerale etneo, ma anche alla Camera di commercio siracusana ( guidata da Lo Bello) e alle ex Province (anche esse commissariate da Crocetta), il gruppo che fa riferimento a Confindustria controlla la Sac, la società di gestione dell'aeroporto di Fontanarossa, oggetto di un imponente progetto di sviluppo. La prospettiva di fare dello scalo etneo, collegato al "fenomeno" Comiso, un hub internazionale con pista aerostazione nuove, è corroborata dal prossimo sbarco in Borsa della società. Il regista dell'operazione, elegante e felpato, è proprio Lo Bello, ma L'Etna valley non ha più i numeri di un tempo e l'ateneo soffre Fava: "La nomina di Salvi a capo della procura il vero snodo" il Comune non vuole rimanere fuori. Tanto che, grazie alla cessione di un'area attigua all'aeroporto, Palazzo degli Elefanti potrebbe entrare presto nel capitale della Sac.

Bianco preferisce di certo il dialogo con Confindustria che quello con i potenti di sempre, se è vero che con la società di Lorena Virlinzi (figlia del cavaliere Ennio) è in guerra anche giudiziaria sulla gestione di 230 stalli vicini al mega parcheggio-centro commerciale di piazza Europa, gentilmente concessi dall'amministrazione Stancanelli come ristoro per i ritardi per la realizzazione dei lavori. E se è vero che il sindaco del Pd mostra tenace prudenza davanti al progetto da 500 milioni denominato Stella Polare, un grande centro per il turismo congressuale alla Playa, con alberghi, negozi e l'acquario "più grande d'Italia dopo quello di Genova", che dovrebbe sorgere in parte su terreni di Ciancio liberati dai vincoli grazie a una variante approvata sempre durante il mandato di Stancanelli: «Io non sono contrario a questo progetto precisa Bianco Ho solo chiesto che siano garantite le prescrizioni urbanistiche e che ci sia chiarezza, anche attraverso un protocollo di legalità, sull'origine dei capitali. Finora si è solo parlato di un fondo di investitori esteri».

Si respira un'aria strana, a Catania, e Claudio Fava, vicepresidente della commissione antimafia, parla di «un'alleanza fra politica, imprenditoria e malaffare che per la prima volta scricchiola», sulla scorta delle motivazioni della condanna a Lombardo in cui un giudice, il gup Marina Rizza, asserisce che Ciancio abbia dato «un contributo concreto, effettivo e duraturo alla "famiglia" catanese». Fava e non è il solo fra i protagonisti già citati di questa storia-dice che «la nomina del procuratore capo Salvi è stato il vero snodo della vita della città». Ma è allo stesso Salvi che l'editore, sull'altro fronte, ha affidato pubblicamente il futuro suo, della sua famiglia e delle sue aziende. E allora torti e ragioni, verità e ombre si confondono, al di qua degli archi della Marina che sono in fondo le sliding doors aperte sul futuro di Catania.
Dove il potere anima altre contese, proprio sulle spoglie del lombardismo. L'ultima quella fra Leanza, un tempo delfino dell'ex governatore autonomista, e il giovane Luca Sammartino, un tempo delfino di Leanza. Il più esperto si è preso un assessorato regionale, il secondo sta facendo man bassa di consiglieri comunali, forte di una "rete" gestita assieme alla collega Valeria Sudano che farebbe leva anche su parentele importanti. Come quella con Annunziata Sciacca, direttore della clinica oncologica Humanitas, madre di Sammartino. O quella con Mimmo Sudano, ex segretario regionale dell'Udc cuffariana, zio della deputata e vecchio amico di Domenico Proto, titolare della discarica Oikos. C'è sempre una questione di eredità, virtuale o reale, politica o imprenditoriale, nella Catania che cambia pelle.